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sabato 2 giugno 2012

Il 2 giugno e la Repubblica dei precari

Ci si perdoni la tigna con cui torniamo su un argomento già trattato ma il fatto che la parata militare del due giugno, cioè di questa mattina, si farà (a prescindere dai morti in Emilia e da uno sciame sismico che continua a infestare quella terra da più di una settimana, a prescindere dai diciassette morti e dai capannoni crollati addosso ai nostri operai) merita qualche riflessione in più.
La prima ha a che fare con i tagli decisi, bontà loro, dagli organizzatori della parata per risparmiar monete: non ci saranno in cielo i ghirigori delle frecce tricolori, non sfileranno i mezzi pesanti, i lancieri di Montebello e i carabinieri a cavallo. Con un risparmio totale di un venti per cento sui costi preventivati alla vigilia. Si è aggiunto che, tanto, parte della cifra era stata ormai impegnata e che comunque non sarebbero stati quei pochi milioncini di euro a risolvere il problema di un paese sull’orlo della bancarotta. Nemmeno la riduzione delle indennità dei parlamentari e l’adeguamento dei prezzi della buvette di Montecitorio salveranno l’Italia: ma si è scelto – giustamente – di tagliare quei costi perché a un paese a cui chiedi sacrifici e senso di responsabilità devi offrire anche gesti simbolici. Che portano poco alle casse della nazione ma molto al senso di responsabilità e di solidarietà collettivi.