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mercoledì 31 ottobre 2012

Sanità in Puglia, assolto Nichi Vendola: il governatore era accusato di concorso in abuso d'ufficio

Il governatore della Puglia, Nichi Vendola, è stato assolto dal tribunale di Bari dall'accusa di concorso in abuso d'ufficio "perché il fatto non sussiste". Assoluzione con formula piena dunque per il leader di Sel per il quale la Procura di Bari aveva chiesto una condanna ad un anno e otto mesi. L'accusa era di per abuso d'ufficio in concorso con l'ex direttore generale della Asl di Bari, Lea Cosentino, per cui è stata avanzata la stessa richiesta. La decisione è del gup Susanna De Felice. Il presidente incontrerà i giornalisti alle 12. "Sono soddisfatto della mia assoluzione", si è limitato a dire a caldo.
"Sono una persona per bene" - "Per me è un momento di felicità. Sono stato in questi anni usato come contraltare per le più scandalose inchieste che hanno coinvolto un pezzo di ceto politico verminoso. Io sono una persona perbene ed è stato per me bere un calice amaro. L'ho fatto con rispetto nei confronti della giustizia, un rispetto dei confronti della Procura della Repubblica", ha detto Vendola parlando con i giornalisti dopo l'assoluzione.
Il caso - La vicenda è quella della nomina di un primario di chirurgia toracica dell'ospedale San Paolo, Paolo Sardella, che sarebbe stata favorita dal presidente della Regione, con un suo intervento presso Lea Cosentino. Gli inquirenti contestano a Vendola di aver istigato l'allora dg Cosentino a riaprire i termini per la presentazione delle domande per accedere al concorso, con l'obiettivo - ritiene la Procura - di assicurare a Sardelli l'assunzione quinquennale. I fatti si riferiscono al periodo compreso tra settembre 2008 e aprile 2009. Inoltre, il medico che si ritiene danneggiato dalla scelta perorata da Vendola, Marco Luigi Cisternino, parte civile nel processo, ha chiesto la provvisionale sul risarcimento dei danni di 50mila euro per ciascuno dei due imputati.
"Pronto a ritirarmi" - "Se dovessi essere condannato mi ritirerei dalla vita pubblica", ha detto Vendola qualche giorno fa, al termine dell'udienza. "Aspetto con assoluta serenità la sentenza - ha spiegato il governatore pugliese - è del tutto ovvio che una sentenza di condanna, sia pure relativa a un concorso in abuso di ufficio per me sarebbe un punto di non ritorno, segnerebbe il mio congedo dalla vita pubblica".
31 ottobre 2012
Articolo tratto da www.tiscali.it

lunedì 2 maggio 2011

La Corte di Giustizia Europea boccia il reato di clandestinità voluto dalla Lega Nord


Nei giorni scorsi la Corte dell’Unione Europea ha emesso una sentenza che boccia il reato di clandestinità voluto dalla Lega Nord ed introdotto dal governo del premier Silvio Berlusconi, nel pacchetto sicurezza del luglio 2009.
I giudici comunitari hanno, infatti, rilevato che la detenzione in carcere rischia di compromettere la politica di allontanamento e di rimpatrio dei cittadini irregolari nel rispetto dei loro diritti fondamentali.
“La Corte considera che gli Stati membri non possono introdurre (...) una pena detentiva (...) solo perché un cittadino di un paese terzo, dopo che gli è stato notificato un ordine di lasciare il territorio nazionale e che il termine impartito con tale ordine è scaduto, permane in maniera irregolare in detto territorio”. La Corte, inoltre, sollecita gli Stati membri “ad adoperarsi per dare esecuzione alla decisione di rimpatrio, che continua a produrre i suoi effetti”.

giovedì 14 aprile 2011

Con il processo breve la legge non è uguale per tutti!

Oggi, di fronte al Parlamento, centinaia e centinaia di parenti di vittime di tanti delitti e stragi guarderanno il luogo delle Istituzioni e della democrazia: i loro occhi saranno un giudice implacabile nei confronti di una classe dirigente corrotta che chiede per se stessa impunità. Perché è un eufemismo parlare di riforma della giustizia.
Il Parlamento è impegnato nella costruzione di una gigantesca prepotenza che è quella di sottrarre il premier Berlusconi al dibattimento del caso Mills. Siamo di fronte al rischio di mandare in fumo processi importanti che vedono un pezzo d’Italia, tutto il Paese, in attesa di conoscere la verità.